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Ho sentito molta gente parlare di questo album e scagliarsi contro le scelte della produzione Homme. Ma la cosa può essere vista anche sotto un'altra ottica: questo tipo di produzione può aver portato a maturare il sound delle scimmie. Il suono degli Arctic Monkeys - infatti - non è più quel garage divertente dei primi due album, ma qualcosa di più. Di meglio costruito, e da prendere più sul serio. Lo volevano gli Arctic, e in Homme hanno trovato l'uomo adatto per realizzare questa scelta. Lo volevano gli Arctic, e si capiva (per esempio) dallo pseudoassolo di "perhaps vampires Is a bit strong but..." o da qualcosa che c'era nell'album successivo. Certo, non è da sottovalutare il totale cambio di direzione: l'album - "humbug" - non diverte, non ha riff o frasi che ti entrano semplicemente nel cervello. Quello che la band fa, risulta inasprito e reso più spigoloso da un bel pò di effetti, e difficilmente si può identificare questi Arctic, con quelli di qualche tempo fa (anche se qualcosa si sente vagamente nell'aria: "dangerous animals" ha lo swing di "fake tales of san francisco"). E' maggiore la presenza di chitarre dilatate nella buona tradizione desert-rock (come in "secret door") e vi sono anche degli sprazzi di tastiera (suonate da John Ashton degli Psychedelic Furs, come nell'inizio di "pretty visitors"), che mai avevamo ascoltato nei precedenti lavori del gruppo. Risultano quindi in questo album, meno creativi ma più liberi. Liberi di seguire i propri istinti, per quanto "strani" questi possano suonare. Insomma, che piaccia o no questa nuova veste, la scelta è stata fatta: in fondo dovevano pur crescere, prima o poi.
01 il terrorista
La domanda che ti salta immediatamente in mente è: "c'è davvero tutto questo bisogno di parlare d'attualità?". La risposta migliore dovrebbe essere: no. Ma non è così. Tempi bui si basa quasi esclusivamente su questo.