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parole e musica di duebambini.
registrato giovedì, 17 settembre 2009 alle ore 20:56.

Ho sentito molta gente parlare di questo album e scagliarsi contro le scelte della produzione Homme. Ma la cosa può essere vista anche sotto un'altra ottica: questo tipo di produzione può aver portato a maturare il sound delle scimmie. Il suono degli Arctic Monkeys - infatti - non è più quel garage divertente dei primi due album, ma qualcosa di più. Di meglio costruito, e da prendere più sul serio. Lo volevano gli Arctic, e in Homme hanno trovato l'uomo adatto per realizzare questa scelta. Lo volevano gli Arctic, e si capiva (per esempio) dallo pseudoassolo di "perhaps vampires Is a bit strong but..." o da qualcosa che c'era nell'album successivo. Certo, non è da sottovalutare il totale cambio di direzione: l'album - "humbug" - non diverte, non ha riff o frasi che ti entrano semplicemente nel cervello. Quello che la band fa, risulta inasprito e reso più spigoloso da un bel pò di effetti, e difficilmente si può identificare questi Arctic, con quelli di qualche tempo fa (anche se qualcosa si sente vagamente nell'aria: "dangerous animals" ha lo swing di "fake tales of san francisco"). E' maggiore la presenza di chitarre dilatate nella buona tradizione desert-rock (come in "secret door") e vi sono anche degli sprazzi di tastiera (suonate da John Ashton degli Psychedelic Furs, come nell'inizio di "pretty visitors"), che mai avevamo ascoltato nei precedenti lavori del gruppo. Risultano quindi in questo album, meno creativi ma più liberi. Liberi di seguire i propri istinti, per quanto "strani" questi possano suonare. Insomma, che piaccia o no questa nuova veste, la scelta è stata fatta: in fondo dovevano pur crescere, prima o poi.

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tag: recensioni, garage rock, arctic monkeys

parole e musica di duebambini.
registrato martedì, 25 agosto 2009 alle ore 10:03.

yeah yeah yeahs - heads will roll
la svolta totale, la virata improvvisa di uno dei gruppi icona del garage punk. Il brano che meglio rappresenta il genere in cui si sono imbarcati gli Yeahs senza però tralasciare elementi che caratterizzavano il loro precedente stile: Heads will roll mischia bene insieme buone distorsioni, una batteria simil-disco e un ritornello che trascina.
 

tokyo police club - cheer it on

un brano rock'n'roll (o forse anche qui molto vicino al garage rock) per un video organizzato minuziosamente nei minimi dettagli. Divertitevi a guardare cosa riescono a combinare i TPC suonando in strada.

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tag: video, yeah yeah yeahs, garage rock, tokyo police club, dance-punk, garage punk

parole e musica di duebambini.
registrato martedì, 18 agosto 2009 alle ore 18:25.

01 il terrorista
02 amore tossico
03 hanno cambiato faccia
04 focu d'amuri
05 la festa è finita
06 luglio 01
07 volo fuzz n°1
08 marmo rosso sangue


Ciò che salta all'occhio (o meglio, all'orecchio) nel Comunicato n°2 dei milanesi Fuzz Orchestra è la voglia di mischiare insieme cinema, musica e anche letteratura. Di portare all'orecchio dell'ascoltatore una transposizione in musica di quello che ho appena elencato, tramite chitarra, batteria e diavolerie elettroniche (leggi campionamenti). Le novità rispetto al precedente album, sono evidenti già a partire dal souno, diventato più lento e brutale (buttando un occhio forse anche a qualcosa di più pesante, per non usare la parola metal). I campionamenti provengono non solo dal cinema ("il terrorista", "hanno cambiato faccia") ma anche dalle strade, dai canti popolari ("focu d'amuri"). Dovendo parlare della musica la si può definire in tanti modi, passando da math rock a kraut rock, o perfino "improvvisazione preprogrammata" (e scusate il vago ossimoro): tante etichette per indicare il suono della band, fatto di rumorosi pattern di batteria ed esplosioni fuzz di chitarra tutto condito con un'abbondante e più che presente manipolazione elettronica. Elementi che si ripetono, diventando sempre nuovi e capaci di stimolare la curiosità di chi ascolta. E senza mai scadere nel banale: dopo poco più di venti minuti c'è una piacevole "sorpresa" (tra virgolette, dato che nel precedente album ci avevano già abituato a questo tipo di sonorità), sempre fatta degli stessi elementi, o quasi: parte "volo fuzz n°1" un brano che alterna il cantato di Luca Ciffo ai campionamenti di sempre, il tutto adattato su un tappeto di rumorose sonorità di matrice noise. E nel finale, "marmo rosso sangue" ci riporta sui vecchi passi: con batterie incalzanti, campionamenti di canti e parlate con intonazioni tipicamente italiane. Trentuno minuti di una vera creatività che sconfina in diversi ambiti, ma che resta sempre e comunque piacevole all'ascolto.


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parole e musica di duebambini.
registrato sabato, 04 luglio 2009 alle ore 15:32.

La domanda che ti salta immediatamente in mente è: "c'è davvero tutto questo bisogno di parlare d'attualità?". La risposta migliore dovrebbe essere: no. Ma non è così. Tempi bui si basa quasi esclusivamente su questo.
Intendiamoci, può essere anche piacevole sentire i Ministri che criticano il colorito di Briatore ("la faccia di briatore") o che si schierano contro la costruzione di una base a Vicenza ("Vicenza (la voglio anch'io una base a)"). Il punto è che il risultato è tutt'altro che utile allo scopo che il gruppo si è prefissato: tenendo presente il pensiero del "non importa che se ne parli bene o male, l'importante è che se ne parli" le critiche mosse dai Ministri risultano più un piacere che un attacco (o protesta, fate voi).
Ma comunque, dovendo parlare dell'album, la ricetta è la solita, un garage rock (tendente molto ma mooooolto al punk rock divertente e scontato, e alle ballate ancora peggio) con testi in italiano (che diventa sempre più difficile scrivere). Come ho già scritto, i testi parlano (e straparlano) di attualità, di tetti - di chi non ha un tetto - distrutti ("diritto al tetto"), di lavoro interinale ("ballata del lavoro interinale") e di tante altre cose. Interessante può essere reputata, tra le altre poche cose, la presenza del disturbo popolare alla fine di ogni canzone, che appare stornellante e pronto a scomparire all'inizio della canzone successiva. Degne di nota sono "il futuro è una trappola" (un pezzo con l'andamento stranamente raggae in stile otto ohm, che raramente e giustamente lascia spazio a distorsioni non così pesanti); "il bel canto" (che è un pezzo assolutamente pop, così tanto da poter essere una canzone di protesta ottima per il palco di sanremo) e "la casa brucia" (un brano atipicamente electro-punk con un testo-quasi-filastrocca). Percorrendo la scala del gradimento, rispetto al primo album (i soldi sono finiti), tempi bui si trova tre o quattro gradini più giù.
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tag: recensioni, italiani, ministri, garage rock