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parole e musica di JonLivingstone.
registrato venerdì, 12 giugno 2009 alle ore 20:34.

LipColourRevolutionHo cercato di scrivere questa recensione ignorando il fatto che i Lip Colour Revolution sbandierino con orgoglio il fatto di aver masterizzato quest'album negli stessi studios di Seattle dove passa gente del calibro di Q.O.T.S.A. e Mark Lanegan. Certo che è difficile, però, ignorare questo loro cercare una patente di credibilità grunge. Perchè ignorarlo, allora?
Una versione rimodernata del suono di Seattle ti cerca per azzannarti alla gola appena inserisci il cd nel lettore, appena appena complicato dalle ritmiche altalenanti di "Smoking May Reduce the Blood Flow". Come a dire: con questo siamo cresciuti, crediamo nel riff pesante e nella distorsione, nelle camicie a quadri e nelle voci strascicate e rauche, perchè dovremmo adeguarci alla moda odierna? Nel variopinto panorama grunge -nel suo piccolo lo era stato- questi ragazzi dimostrano una spiccata preferenza per quello che discendeva direttamente da blues e metal, quello di Soundgarden, Screaming  Trees e dei Pearl Jam meno commerciali: quello più profondamente americano, quello forse più lontano dalla Toscana da cui questi ragazzi vengono.
Il loro rock picchia duro e non cerca molte mezze misure, trovando i suoi momenti migliori nella monolitica "Canadian Girl", in "She Likes to Groove" o nelle chitarre incessanti di "Vertigo"; e quando le cerca, come nella pseudoacustica "Force of Nature", sembra mancare un po' il bersaglio. Voglio dire, "Germs" è la colonna sonora di una scopata fra metallari (ci sono pure i gemiti femminili nel ritornello, se potesse interessarvi), e non c'è molto più da chiedergli, va bene così.
Gli assoli di chitarra sono ridotti al minimo, quasi sempre brevi, al servizio del ritornello, come era nei comandamenti del rock più primordiale. Ed è un bene, perchè in uno stile tanto diretto sarebbero risultati lungaggini inutili. Così, invece, prendono la stessa funzione delle divagazioni psichedeliche di "Scirocco" o "The Shape of Silence": prepararti all'esplosione finale di hard rock.
Una band che vince quando cerca il K.O. immediato, insomma; che si trova un po' a disagio invece nei ben tredici minuti della bonus track finale, costruita alternando psichedelia e metal in una struttura che poteva tranquillamente risolversi in metà tempo. Il loro pregio sta, paradossalmente, nel non voler cercare una via italiana allo stoner-grunge; i Lip Colour Revolution hanno lasciato il cuore a Seattle, e tanto gli basta. Quello che c'è di novità va cercato voltandosi indietro, nel voler portare ancora più avanti quell'amalgama di blues, hard rock, punk e psichedelia da cui attingono le band americane alternative. Non sempre ci riescono, e qualche volta cadono nella ripetitività; ma se il riff regge compatto e il cantante ci mette abbastanza passione hanno comunque fatto giornata, no?
" non è di certo un crimine
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Commenti
#1    13 Giugno 2009 - 13:16
 
l'album si scarica gratuitamente da qui: http://www.lipcolourevolution.com/
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tag: recensioni, italiani, gruppi e artisti emergenti